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IL POTERE MEDIATICO

Quale fosse l'arroganza del potere mediatico e dei poteri forti che lo gestiscono già ce n'eravamo resi conto in occasione della campagna elettorale per le elezioni politiche del 2008, quando “Per il bene comune” fu completamente tagliato fuori da ogni spazio mediatico, in totale sfregio alla legge nazionale il cui nome, rispetto all'effettiva applicazione, suona quasi come una bestemmia: par condicio.

grafico presenze tv

Da allora ci siamo accorti giorno dopo giorno di come l'informazione venisse plasmata dai poteri forti o come, nella migliore delle ipotesi, questa si auto-censurasse per compiacere agli stessi. Persino l'agenda politica italiana viene imposta prepotentemente da giornali, tv e radio  che non perdono occasione per sostenere o colpire qualcuno degli attori in scena (partiti o personaggi politici). Lo abbiamo verificato con i fatti: centinaia di comunicati, prese di posizione, commenti di “Per il bene comune” sono spariti nell'omertà che colpisce chi non è complice del sistema: nessuno ha ripreso le nostre idee, le nostre proposte. Troppo “pericolose”, o democraticamente rivoluzionarie, per poterne parlare, nel bene o nel male. Il potere mediatico ha deciso di ignorarci, di annientare la nostra esistenza, togliendoci voce e quindi riducendo al lumiocino la possibilità di raggiungere le persone per spiegare loro la verità.

Recandoci personalmente a Gaza, abbiamo potuto verificare quanto i media siano stati mendaci in occasione dell'operazione “Piombo fuso” contro Gaza, di come siano abili a sostenere spudoratamente posizioni che violano il diritto internazionale per quanto concerne la Palestina, e di come siano abitualmente abili a sostenere l'ideologia sionista che, come viene definita da un importante professore ebreo dell'Università di Tel Aviv (Shlomo Sand), è una “invenzione”.

Il Paese si è fatto turlupinare dai media che hanno colpito con gossip e scoop vari personaggi politici (dal Premier a figure istituzionali), condizionando l'umore “politico” della massa e preparandola alle sceneggiate di opinabilissimi paladini sedicenti “senza macchia”. Masse di giovani sono stati colpiti dalle armi di distrazione di massa del potere mediatico (compresi siti e blog di comparse web evidentemente non così libere come si professano), e sono state trascinate in piazza, convintissime che all'insegna di un colore alla moda (chissà cosa si inventeranno per la prossima collezione autunno-inverno?) si potesse veramente liberare il paese dalla morsa di lobby che in Italia hanno solo burattini di varia rappresentanza.

L'informazione in Italia è stata affondata insieme alle navi di rifiuti tossici, ai poveri pescatori “assassinati da teatri di guerra”, alle bombe e agli armenti che ora appestano l'Adriatico (e che contrariamente alle promesse dei responsabili del danno...non sono mai stati bonificati), dopo essere stati scaricati ormai più di un decennio fa dagli aerei USA e Italiani, partiti da basi militari che occupano il nostro paese. La vera informazione è bruciata proprio come viaggiatori ignari su navi da crociera avvolte dall'unica nebbia della menzogna e del segreto di stato o della ragion di stato, o come lavoratori in fabbrica che non riabbracceranno mai più i loro familiari.  L'informazione è incenerita dal potere mediatico, proprio come lo sono i rifiuti tanto cari agli imprenditori dei “cancrovalorizzatori”, e ciò che emette nell'etere è altrettanto tossico per il popolo italiano.

Il potere mediatico si è subito piegato alla volontà del regime del Trattato di Lisbona, attribuendogli tali proprietà democratiche terapeutiche da convincere anche le oligarchie di partito italiane che è l'unica soluzione per curare il paese, malato (terminale, con questi partiti) di cancro. Il potere mediatico ha fatto ammalare i cittadini italiani, di fobie e malattie con codici alfanumerici, che hanno solamente fatto lievitare le cifre dei bilanci di altre lobby (o meglio, di addentellati della medesima lobby).

Il potere mediatico è quello che permette ai poteri forti di “farne di tutti i colori”, facendo credere allo spettatore passivo (ma elettore attivo) che è tutto a fin di bene, che si agisce per il meglio, in Africa (dove, ad esempio, l'assassinio di due giornalisti Alpi-Hrovatin si trova essere contemplato dalla 'solita connivenza' di poteri) piuttosto che in America Latina, laddove chi non si piega all'imperialismo dominante deve essere 'spezzato' dalle pressioni geopolitiche ed economiche, utilizzate per farne un grande nemico, per combattere il quale ogni mezzo è lecito.

Ma d'altra parte quest'ultima pratica è molto utilizzata, dal momento che tv, giornali e radio sembrano dare il meglio di loro quando va costruita ad arte l'immagine del “male” da combattere e sconfiggere. Lo vediamo ritualmente, senza soluzione di continuità geografica, laddove gli interessi dei poteri forti vanno protetti e magari incrementati (tanto, le vittime civili sono contemplate come “effetti collaterali” delle azioni di guerra o, come i media preferiscono ritrarle, dalle “missioni estere contro il terrorismo”).

L'ultima verifica l'abbiamo avuta in Iran, dove abbiamo voluto andare – non fidandoci (giustamente) della stampa italiana – per vedere direttamente qual è la situazione. Proprio mentre partecipavamo, increduli rispetto a quanto ci aspettavamo per le 'informazioni' raccolte dai media occidentali (magari ci fosse un tale amor patrio in Italia il 25 aprile!), all'anniversario della rivoluzione. Milioni di persone in piazza, bandiere di tutti i colori, canzoni patriottiche, uomini, donne, giovani e anziani, tutti insieme per il proprio paese. Centinaia di giornalisti e fotografi, molte televisioni e radio, il tutto per ricordare un momento storico importantissimo per quella nazione. Ecco, proprio in quel mentre, ci arrivano sms ed email: “State bene? Qui parlano di morti negli scontri! Internet è bloccata! Peccato che ai giornalisti sia vietato partecipare al corteo! Arrivano immagini degli scontri su Twitter...”, eccetera. Ecco che grazie ad immagini e video che arrivano da una rete 'bloccata' e al rimbalzo della propaganda, una giornata di festa viene stravolta e dipinta per l'occidente come una sorta di guerra civile, mentre la stragrande maggioranza degli Italiani, preparati ad hoc da un sapiente lavoro mediatico di creazione di un altro “male”, sono pronti a ingoiarsi la pillola indorata.

Noi preferiamo rifiutare la pillola mefitica (come hanno fatto alcuni  rari esempi di giornalisti, come ad esempio Vulpio e Lannes che abbiamo conosciuto,  e medici, come quelli dell'ISDE che stimiamo e ringraziamo per il loro lavoro)  e continuare a cercare di controllare sempre direttamente, per avere prove e fatti reali con cui dimostrare l'inconsistenza delle false “verità” costruite dal potere mediatico. Vogliamo continuare ad Informare, sfuggendo al potere mediatico, e costruendo unitariamente - con quanti non si sono fatti catturare dal potere mediatico, dalle sue armi, dai suoi mezzi, dai suoi ricatti – uno strumento dove non si ricorra al paravento della parola, ma bensì si pratichi una reale democrazia diretta, per fare in modo che il popolo sia sovrano e che il paese sia libero da occupazioni straniere e interessi di poteri che devono essere estranei alla nostra repubblica.

Monia Benini

"Seguono alcune immagini dell'11 febbraio scorso, in parte riprese da un'agenzia stampa iraniana (e che i più solerti servitori additeranno subito ad informazione di regime), e altre foto scattate dalla scrivente, che di regime non vuol proprio sentirne parlare."  Clicca sulle immagini per ingrandirle

foto angenzia Iran

foto angenzia Iran

foto angenzia Iran
foto angenzia Iran foto angenzia Iran foto Iran PBC

foto Iran PBC

Scritto da Monia Benini il 16/02/10. Commenti: 1

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Commenti:

ID: 127 Inviato: 18/02/10. 
fantedispade

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Tutto tristemente vero... Onore e ammirazione a chi si batte per libertà e verità, due valori che sembra siano diventati solo accessori.

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