
Non ha un volto, ma è un terribile serial killer che vive tra noi. E' conosciuto, ma ciò non ha permesso di evitarlo e anzi...ancora oggi moltissime persone diventano le sue vittime.
E' un assassino che ti toglie il fiato, ti provoca dolore alla schiena, e poi arriva a toglierti la vita.
Eppure ci sono bambini costretti a frequentarlo e a giocare dove c'è lui, lavoratori obbligati a vivergli a fianco, viaggiatori che si spostano con lui, persone malate che se lo ritrovano vicino al letto in ospedale, famiglie che vivono nei "suoi spazi".
E' dal 1960 che se ne parla; negli anni ottanta fu definitivamente chiaro il suo modo di agire, ma anziché avere addosso la giustizia di tutto il mondo, il serial killer trovò moltissimi complici- Questa volta, contrariamente ai classici del crimine, l'assassino non è il maggiordomo, e il mandante è...proprio il padrone: la grande finanza, la grande industria e molti politici, con il rispettivo codazzo di imprenditori, costruttori, speculatori. Solo nel 1992 in Italia questo assassino venne formalmente messo al bando, con la legge n° 257 "Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto".
Ecco dunque il nome dell'assassino: un esecutore spietato che non smetterà di mietere vittime anche nei prossimi decenni, dal momento che i danni (asbestosi, carcinoma polmonare, mesotelioma pleurico e peritoneale) possono manifestarsi anche a distanza di quaranta anni dall'esposizione alle fibre di amianto.
Date le loro caratteristiche, le fibre di amianto sono state lungamente impiegate ovunque: per la coibentazione (a spruzzo) di pareti e soffitti, nei tetti, nei pavimenti, nelle canne fumarie, nei treni (in una carrozza ferroviaria potevano essere impiegate fino a 2 tonnellate di materiale coibente), nelle navi, nei freni e nelle frizioni dei veicoli, nei tessuti resistenti al fuoco, ecc...
Tantissimi lavoratori hanno dovuto scavarlo in miniera, lavorarlo nei cantieri, nelle fabbriche; altri sono stati obbligati a conviverci come nel caso, solo per citare un esempio, di Poste Italiane che in passato avevano anche reso fruibile una sorta di vademecum per gli ambienti infarciti di amianto (per esempio, era buona cosa non appendere addirittura un calendario alla parete per evitare, con il foro, di produrre fibre che sarebbero state respirate).
Sono stati rivestiti edifici, palazzi, aziende, fabbriche, magazzini, stalle, ospedali e persino scuole. Ci sono asili dove il deperimento dell'amianto è tale da presentare in bella vista le fibre che si sfaldano e che vengono respirate da giovanissime vittime; ci sono scuole con i muri di amianto che vengono ricoperti da disegni di bambini che giocano1, ci sono docenti2 e bidelli che cadono nella trappola letale delle terribili fibre3.
Il 10 dicembre 2009 a Torino ci sarà l'udienza di apertura del processo a carico di Schmidheiny Stephan Ernest e De Cartier de Marchienne Louis nella loro qualità di effettivi responsabili della gestione della ETERNIT S.p.A. (impianti di Cavagnolo, Casale Monferrato, Bagnoli, Rubiera): sono imputati di avere omesso di collocare impianti, apparecchi e segnali destinati a prevenire malattie-infortunio, e, in particolare, patologie da amianto. Moltissimi lavoratori si sono costituiti parte civile, ma tanti altri non riusciranno ad assistere al maxi processo: gli anni passati a convivere con l'amianto, a maneggiarlo, a respirarlo, a plasmarlo, non hanno lasciato loro scampo.
Qui di seguito potete trovare i collegamenti alle pagine web riferiti ai numeri in Apice che trovate nel testo sopra riportato Link: n°1 - n°2 - n°3
Ma nel novero delle migliaia di vittime ci sono anche gli abitanti che risiedevano nelle vicinanze degli stabilimenti: secondo l'INAIL "basta il conteggio delle vittime per dare la portata della tragedia: 1.378 a Casale Monferrato (più sedici di una ditta esterna), 118 a Cavagnolo, due a Rubiera e 384 a Bagnoli. A questi si aggiungono 697 operai gravemente malati e i privati cittadini: un deceduto a Cavagnolo, 252 a Casale Monferrato, quattro a Rubiera, tre a Bagnoli. Un vero "disastro", come si legge nel capo d'accusa, generato dalla dispersione nell'aria delle fibre d'amianto4.
E' terribile da accettare che i datori di lavoro siano stati gli aguzzini degli stessi lavoratori, ma in realtà è quello che succede ancora oggi quando i proprietari di acciaierie, centrali turbogas, inceneritori, centrali a carbone inducono lavoratori e sindacati a sostenere ad ogni costo l'impianto perchè porta occupazione; dimenticano di aggiungere, però, che ciò avverrà sino a quando la malattia o la morte non colpirà gli stessi lavoratori, che a quel punto avranno perso ben più che il posto di lavoro.
E così, mentre si attende che la giustizia faccia il proprio corso (con la speranza che ciò accada realmente e che i colpevoli non siano "graziati" con prescrizioni, processi brevi o qualche altro escamotage), vi sono diversi addetti che ogni giorno cercano di difendersi dalla minaccia dell'amianto che rimuovono con operazioni di bonifica che talvolta possono rappresentare delle vere e proprie condanne a morte: a mani nude, con ramazze artigianali, senza mascherine: così ci si ritrova a fronteggiare il "nemico". Qualche volta succede che la rimozione sia così grossolana, da accentuare il danno, anziché rimuoverne il rischio5, sia per i lavoratori6, sia per i residenti nelle adiacenze.
Un disastro quindi, una strage per la quale non è ancora possibile quantificare le vittime, ma solo individuare corresponsabili. Unica, magra consolazione, la già citata legge italiana per la messa al bando dell'amianto che stabilisce che: "...sono vietate l'estrazione, l'importazione, l'esportazione, la commercializzazione e la produzione di amianto , di prodotti di amianto, o di prodotti contenenti amianto7" (libero o legato in matrice friabile o in matrice cementizia o resinoide, rifiuti di amianto).
Una piccolissima vittoria, che rischia però di essere spazzata via da una iniziativa della Commissione Europea (organismo non eletto dei cittadini, designato in baso alle dinamiche partitiche prevalenti nei vari paesi membri), datata 25 febbraio 2009, con la quale gli Stati dell'UE hanno approvato una serie di deroghe per la fabbricazione e l'uso di alcuni componenti industriali contenenti fibre di amianto8. Il passo dal "parere" al "regolamento" europeo è stato davvero breve, per cui la Commissione il 22 giugno 20099 decide che "gli Stati membri possono concedere una deroga per l'immissione sul mercato e l'uso dei diaframmi contenenti crisotilo e destinati agli
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qui sotto i riferimenti ai numeri in Apice nel testo sopra riiportato
7) Tabella allegata alla legge 257 del 1992, indica esplicitamente lastre di amianto piane o ondulate di grande formato; tubi, canalizzazioni e contenitori per lo stoccaggio di fluidi, ad uso civile e industriale; guarnizioni di attrito per veicoli a motore, veicoli ferroviari, macchine e impianti industriali; guarnizioni delle testate per motori di vecchio tipo, giunti piatti statici e guarnizioni dinamiche per elementi sottoposti a forti sollecitazioni; filtri e mezzi ausiliari di filtraggio per la produzione di bevande; filtri ultrafini per la sterilizzazione e la produzione di bevande e medicinali; diaframmi per processi di elettrolisi.
8) Carlo Vulpio, La città delle nuvole, ed. Ambiente (2009, pag. 116)
9) Regolamento (CE) n. 552/2009 della Commissione, del 22 giugno 2009 , recante modifica del regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la registrazione, la valutazione, l'autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH) per quanto riguarda l'allegato XVII (Testo rilevante ai fini del SEE) per leggere il documento clicca qui >>
impianti di elettrolisi già esistenti fino alla fine della loro vita utile oppure fino a quando siano disponibili sostituti adeguati che non contengono amianto" (art. 6) e che "l'uso di articoli contenenti le fibre di amianto di cui al paragrafo 1 e che sono già installati e/o in servizio prima del 1gennaio 2005 è consentito fino alla data della loro eliminazione o fine della loro vita utile", ed ancora che "Gli Stati membri possono consentire l'immissione sul mercato di articoli nella loro integrità contenenti fibre d'amianto di cui al paragrafo 1 già installati e/o in servizio prima del 1 gennaio 2005". Insomma l'Europa dice agli Stati membri che possono esaurire le scorte di amianto e commercializzare materiali contenenti fibre di amianto: rispetto al "dio denaro" per l'Europa dei mercati e dei banchieri, i cittadini (vivi e ammalati o morti che siano) non contano proprio nulla.
Monta così la rabbia verso il killer che continuerà indefesso ad uccidere, monta la rabbia verso i complici di quel brutale assassino (alcuni dei quali sono appunto sotto processo a Torino), monta la rabbia verso un'Europa che tutto è tranne che dei propri popoli, della propria gente.
Il processo contro i responsabili dell'Eternit Spa si apre il 10 dicembre, la giornata mondiale dei diritti umani: noi vorremmo tanto che proprio in questa giornata cominciasse a prevalere il bene comune, e che quindi tutte le persone potessero vedere riconosciuto il diritto primario alla vita, all'esistenza. Di fronte a questo, l'atteggiamento dell'Europa è scandaloso e criminale: ricordiamocelo quando ci verranno a tessere le lodi del Trattato di Lisbona; ricordiamocelo mentre pensiamo ai nostri cari che hanno perso la salute o la vita: quei "poteri forti" hanno già assolto il killer.
Scritto da Monia Benini il 10/12/09. Commenti: 0
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